
Allora iniziamo col dire che il concetto di facilità, di saliscendi, di fatica, è evidentemente opinabile. Tappa iniziata nel migliore dei modi con un'ottima colazione, un'ottima compagnia, Gianni, Stefania e Alessandra sono stati carinissimi anche questa mattina tanto da accompagnarmi giù a Cascia per farmi risparmiare un paio di chilometri. Arrivata a Cascia sono dovuta tornare su in basilica per far apporre il timbro sulla credenziale. A questo punto mi sono incamminata direzione Monteleone di Spoleto, anzi più precisamente Colle del Capitano. La prima grande sorpresa è stata dover percorrere il sentiero di Santa Rita: un viottolo che si addentra nel bosco e di fatto costeggia la montagna. Mancava solo la pietra parlante e poi sarebbe stato in tutto e per tutto il bosco incantato di Fantaghirò. Perciò, ovunque voi siate, chiunque voi siate, qualunque cosa voi stiate facendo, mollate tutto e fatevi accompagnare a Cascia per questo tuffo nella natura. E ve lo dice una che ha paura delle altezze, abituata al sole, al mare e alle strade larghe, che prende storte ogni passo, e che ha sempre il terrore di cadere ma che per le due ore di percorso non ha fatto altro che sorridere, fotografare, ascoltare i suoni del creato, e ringraziare il Signore. Giunta alla fine del sentiero, superato il fiume corno, ho fatto la mia solita sosta mela. Sbucciare e tagliare una mela con un coltellino svizzero è una esperienza che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita: fa molto film di cowboy!
Ho ripreso a camminare direzione Roccaporena, paese natale di Santa Rita. Qui sono arrivata già stanca e dolorante ma ho visitato tutto ciò che potevo, escluso il Sacro Scoglio e meno male perché altrimenti non sarei qui a scrivervi. Mi sono fermata a mangiare in un ristorante tipico dove, voglio sperare in buona fede, quello che credo sia il figlio della proprietaria, mi ha dato una serie di consigli su come affrontare la pioggia, il buio, e l'eventualità di perdermi tra i boschi. Ora, va bene la fede, va bene tutto però già sono da sola e sto facendo un percorso di montagna al quale non sono abituata, già io c'ho un sacco di problemi a gestire l'ansia, se alla salita sull'asfalto ci aggiungi anche il rischio di pioggia, di buio, e di perderti allora direi che ti piglia proprio male. Infatti così è stato. Dopo aver apposto il timbro a Roccaporena, mi sono rimessa in cammino con uno stato d'animo non al top. Se a questo si aggiunge il dolore lancinante alla gamba direi che la seconda parte della tappa odierna è stata di una fatica immane. Durante il percorso mi sono più volte fatto la fatidica domanda: quanto accidenti è lungo un chilometro. Quel sentiero sembrava non finire mai. Ho avuto momenti di reale difficoltà ma alla fine sono riuscita ad andare avanti e ad arrivare, prima che facesse buio, nell'agriturismo di Piera e Carlo, un'altra coppia di persone splendide. Una cena a base di prodotti tipici, ma non una cena da ristorante bensì una cena di famiglia con sulla tavola tutte cose prodotte, coltivare e allevate da loro, altri che km zero, una cena a metro zero! Posso dire quindi che oltre il sentiero di Santa Rita, la scoperta delle persone che mettono a disposizione le loro strutture è la cosa migliore di questi due giorni. Ora vado a letto, sperando che il dolore passi un po', non posso assicurare un proseguimento del cammino, ma farò il possibile per andare avanti. Da colle del capitano e tutto, a domani. Buona notte!
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